Recensione ad A. Chydenius, La ricchezza della nazione, Liberilibri, 2009
Con la recensione dell’opera “La ricchezza della nazione” di Anders Chydenius si vuole portare a più ampia conoscenza il pensiero di un autore in grado di trasmettere il comune sentire del suo tempo, avverso alle idee mercantiliste e vicino alle idee illuministe e liberiste del più noto Adam Smith, con il quale non mancano elementi comuni. Con questo contributo si cerca di far emergere l’attualità del Pamphlet, nel quale, come si vedrà, non mancano rimandi ad una concezione del mondo del lavoro – dunque di una società – più liquida, in cui la legge e lo Stato divengono catene invisibili che, influenzando il mercato, impediscono agli uomini di realizzare pienamente il proprio benessere. Chiare ed evidenti sono le similitudine narrative tra quanto scrive l’autore e il pensiero neoliberista, il quale ha potuto affermarsi e deregolamentare – mercato, lavoro e società – dietro la medesima illusoria promessa che Chydenius fa nella sua opera.
This review of Anders Chydenius’s The National Gain aims to broaden the recognition of an author who epitomized the intellectual spirit of his era, opposing mercantilism while aligning with the Enlightenment and liberal principles of Adam Smith. This analysis highlights the pamphlet’s contemporary relevance, uncovering a “liquid” conception of labor and society in which the law and the State serves as an invisible chains that, by distorting the market, prevents individuals from achieving full prosperity. Striking narrative parallels emerge between the author’s discourse and neoliberalism, a framework that has deregulated markets, labor, and social structures under the same illusory promise found in Chydenius’s seminal work.